giovedì 29 settembre 2016

"Mi piaccio, dunque SONO".

Siamo fin troppo abituate a parlare di rapporto con il partner, con il capo, con i colleghi, con i figli…ma sempre meno di rapporto con noi stesse: una relazione che ingloba tutte le altre trascendendo limiti antropologici e socio- culturali.
In questa sede, ci soffermiamo sull’esame di una delle relazioni più controverse che la donna è chiamata a gestire per buona parte della sua vita: quella con il proprio corpo.
Sono poche, infatti, le donne che vivono serenamente la propria corporeità, accogliendo la propria fisicità con amore e consapevolezza. La stragrande maggioranza della compagine femminile, già a partire dall’adolescenza, vive una guerra aperta con un corpo percepito come estraneo, un vero e proprio ospite indesiderato se non addirittura come un pericoloso nemico da combattere con costanza e determinazione.
La consacrazione della bellezza estetica a mezzo social, i cui diktat campeggiano indisturbati da quasi vent’anni o più, non aiutano di certo lo sviluppo e il risveglio delle coscienze ormai ammansite né stimolano la riflessione più profonda verso il cuore del problema: l’incapacità umana di fare i conti con l’imperfezione.
Ma dov’è la reale misura della perfezione e soprattutto esiste davvero?
Personalmente, faccio parte della schiera delle “vittime” di un perfezionismo quasi ancestrale, che ha rubato ossigeno a fin troppe cellule dei miei visceri oltre che avermi costretta a infaticabili percorsi neuronali alla ricerca di qualcosa che non ho mai raggiunto e che oggi, “guarita” da una delle più dure battaglie della mia vita, so per certo non mi aggrada raggiungere. 

Perché? Perchè semplicemente, la perfezione, non esiste.

- Se la perfezione non fosse una chimera, non avrebbe tanto successo.
Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone, 1838 -

Per quanto la mia estenuante rincorsa verso questo ideale investisse soprattutto la sfera dei comportamenti, delle ambizioni e delle abitudini piuttosto che quella corporea, riconosco che uno dei modelli di perfezione in assoluto più discussi negli ultimi anni, sia proprio quella che attiene al corpo.
Assimilato a quello di un manichino, vessato, umiliato, spodestato, bersaglio perenne di una frustrazione senza eguali, il corpo e la sua immagine diviene spesso lo specchio su cui si riflette imperante, un’autostima precaria e fragilissima. Ed è questo il cuore del problema: vi siete mai chiesti cos’è davvero "l'autostima”? 
Una delle verità più scomode che ci raccontiamo è quella di confondere la misura del nostro valore in quanto esseri umani con la percezione delle nostre competenze e dei nostri limiti nell’eseguire qualcosa, sia che riguardi la nostra vita professionale che il nostro ruolo di mogli, madri, fidanzate, sorelle.
A questo proposito, una delle conquiste più belle donatemi dai miei percorsi di coaching è proprio la distinzione tra autostima ed autoefficacia, una differenza che salva la pelle, l’umore, la vita! Ti spiego perché: autostima è riconoscere che abbiamo le risorse adatte a raggiungere obiettivi, celebrare ed onorare chi siamo in quanto esseri umani, indipendentemente dai riscontri di ciò che facciamo (carriera, posizione finanziaria, età, estetica) o dall’approvazione altrui.

Per amarci non dobbiamo aspettare di raggiungere alcun obiettivo.
Possiamo semplicemente decidere di sentirci così in questo preciso istante.




Si tratta di una consapevolezza che deve arrivare da noi perché NESSUNO può offrirla dall’esterno e non è un caso che si chiami auto-stima. E’ una tua responsabilità. E a me personalmente, piace chiamarla libertà.
Clarissa Pinkola Estès in "Donne che corrono coi lupi" esprime enfaticamente il concetto , quando scrive che le donne relegate a umori, manierismi e contorni che si uniformano a un unico ideale di bellezza e di comportamento, sono catturate nel corpo e nell’anima e pertanto non libere. Son donne che non onorano la propria natura selvaggia, il proprio spirito e diritto all’esultanza, restituendo alla massa e dunque all’infuori di sé, il diritto di sentenziare su cosa è ascrivibile come “bello”.

E tu, sei interessata a "subire" o a plasmare il tuo personale concetto di "bellezza"?

Dott.ssa Floriana Maraglino, Life Coach

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