giovedì 8 settembre 2016

#Fertilityday : Giù le mani dal nostro Utero!

Il prossimo 22 settembre si svolgerà a Roma il primo Fertility Day, una giornata nazionale promossa dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano Nazionale della Fertilità. L’intento, si legge nel documento ministeriale, è quello di sensibilizzare alla denatalizzazione  considerando il  trend negativo sulle nascite rilevato dall’ultimo rapporto Istat.


Fin troppo evocative le immagini della campagna pubblicitaria del Fertility Day:

una donna accarezza con una mano la sua pancia e con l’altra impugna una clessidra mostrandola in primo piano,  mentre in un’altra la fertilità viene considerata “un bene comune”.
Dunque se le lancette dell’orologio segnano inesorabili lo scorrere del tempo, occorre rispondere puntuali al suo richiamo: riproducete!
Fondamentalmente, l’intento di incentivare l’aumento delle nascite sarebbe anche degno di nota se solo prendesse in esame altri aspetti legati ad esempio, alle politiche che il Governo applica a favore delle famiglie che già esistono e che si trovano loro malgrado, con non poche difficoltà di sostentamento.
In questa sede non ci interessa però dibattere di politica, quanto affrontare la delicatissima riflessione che la campagna in questione suscita quanto al ruolo della donna.

“La maternità non è semplicemente il processo organico del dare alla luce. E’ la comprensione dei bisogni del mondo” scrive Alexis De Veaux.  Lucia Giovannini  riprende il tema in chiave illuminante nel suo libro intitolato “Il Potere del Pensiero Femminile”, dedicando all’argomento un meraviglioso paragrafo : “uno stato interessante”. Sì, perché sarebbe davvero molto interessante iniziare a “risvegliarci” dal torpore, assumere una nuova prospettiva nella comprensione del mondo e incominciare a realizzare che il potere del grembo non è solo quello di mettere al mondo le nuove generazioni ma anche quello di rigenerare il pianeta.


La necessità di espandere il concetto di fertilità e di “dare alla luce” è il punto da cui partire dichiara la Giovannini sottolineando come il concepimento, la gestazione, il travaglio e la nascita siano in realtà metafore della creazione nonché il fulcro del potere femminile che non è e non può essere relegato solo al mettere al mondo bambini. In questo senso la fertilità assume un significato lato, elevandosi al richiamo del potenziale della creazione insito dentro di noi. Possiamo essere fertili di idee infatti, di intuizioni, di progetti, di soluzioni. E proprio come accade nello stato di gravidanza, dopo un periodo di gestazione e travaglio siamo nelle condizioni di poter concepire il “nuovo” dando  vita ad aziende, libri, teorie, movimenti artistici, cultura.
La decisione di fare o meno un figlio è in assoluto una libera scelta di ogni Donna. E tale, deve rimanere. La storia ci ha viste protagoniste di non poche violenze e strumentalizzazioni, asservite ai peggiori condizionamenti famigliari e societari oltre che, spesse volte, mero strumento di procreazione. Dimostriamo di averne abbastanza: possiamo essere donne realizzate in milioni di modi e dimostrare fertilità anche senza mettere al mondo figli fisici e biologici. Avere un figlio resta sicuramente una delle esperienze più belle nella vita di una donna ma non deve essere condizionata dalla società.

Contro il rischio di “essenzializzare” il ruolo della donna insistendo sulla necessità biologica di procreare, solleviamo dunque l’importanza di espandere le nostre coscienze aprendo nuovi scenari di fertilità. Non ne verrà fuori magari un figlio, ma di certo una società migliore in cui vivere adempiendo all’unico diktat che non conosce sessismo:  l’Amore e la compassione.

Dott.ssa Viviana de Pace, Ginecologa
Dott.ssa Floriana Maraglino, Life Coach

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