giovedì 1 settembre 2016

Soffri di "Sindrome da rientro"?

“Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla” scriveva Ennio Flaiano. Quanti di noi condividono questo pensiero su una delle stagioni più attese dell’anno? I dati parlano chiaro: ogni fine vacanza è accompagnata da una serie di disturbi classificati come “sindrome da rientro” in cui ansia, nostalgia e stress fanno da padrone condendo inesorabili, le prime settimane del mese di settembre. Se per alcuni il fenomeno tende a ridimensionarsi e risolversi nel giro di poco tempo, per altri può rivelarsi una vera a propria spia patologica: al rientro l'ansia ci segnala che la nostra vita routinaria non va. Un segnale forte e da non sottovalutare questo, spesso indice che la vacanza non è stata vissuta tanto come una ricarica quanto come una vera e propria fuga da una vita percepita come faticosa e a tratti insopportabile.

Dunque come affrontare e superare questa forma d’ansia?

Intanto, non serve pensare di dover cambiare tutto nella propria vita: mentre ci ripensiamo comodi sulla nostra sdraio sotto il sole di agosto, una parte del nostro inconscio programma inarrestabile, una lunga chermesse di pensieri distruttivi che nella fattispecie si sostanziano in vere e proprie rivoluzioni mentali: “quasi quasi mollo tutto e mi trasferisco altrove”, “se ci penso bene il mio lavoro non mi piace” et similia. E’ un atteggiamento piuttosto comune quanto prevedibile: la nostra mente, con l’immaginazione, ci ricorda in realtà l’importanza di sognare e di rompere la routine con nuovi stimoli. Cosa fare dunque? Sicuramente perseverare nei pensieri di malessere ci depotenzia e ci incanala in un tunnel di frustrazione sempre maggiore finendo con l’alimentare l’ansia sempre di più.
Meglio ironizzare modificando piccole abitudini capaci di agire sulla percezione delle cose e di noi stessi e contestualmente attivare quegli stati di flusso dell’anima abilitanti a sviluppare nuove soluzioni e nuove idee in pieno accordo con la nostra natura e il nostro essere.



Ecco un elenco di cose che possiamo fare subito per alleviare i sintomi dell' ansia da rientro. 

Rispettiamo il nostro bioritmo 
Non prefiggiamoci obiettivi impossibili.
Il corpo ha sempre bisogno di gradualità. Ripartiamo lentamente dagli impegni consueti e incrementiamo man mano o disperderemmo l'energia acquisita. 

Dormiamo di più 
Fin dal rientro manteniamo almeno 7 ore di sonno, provando ad addormentarci spesso prima di mezzanotte. Possiamo aiutarci con un ciclo di melatonina, una compressa  al giorno. Evitiamo sonniferi o ansiolitici, che reprimendo l' ansia fanno abituare a una vita che non vogliamo. 

Sfruttiamo l'intimità 
Non perdiamo alcune buone abitudini che si sono acquisite in vacanza, su tutti i piani. Con il partner continuiamo a cercare momenti "solo nostri", se abbiamo dei figli continuiamo a giocare con  loro come durante le ferie. 

Manteniamo la cura del corpo 
Non perdiamo la forma fisica insieme all'abbronzatura. Seguiamo un'alimentazione sana, curiamoci sia fisicamente che nell'abbigliamento. Se già non lo facciamo, troviamo un'attività sportiva che ci piace davvero e iniziamo a farla una volta alla settimana. 

Non fuggiamo dall'adesso
Non idealizziamo la vacanza appena trascorsa. Non è quello lo stile di vita ideale, ci sembra così solo perché siamo insoddisfatti. Riduciamo le aspettative "esotiche", accettiamo la ciclicità piacere/fatica. Proprio Il tempo in cui siamo "ora" può riservarci piaceri molto più intensi di quelli solo immaginati, se smettiamo di fuggirlo.

Quest’ultimo punto credo fermamente sia quello cruciale e su cui s’impone più di una riflessione. Eckhart Tolle, counselor e maestro spirituale ha dedicato gran parte della sua trasformazione al tema del tempo e alla necessità di “spezzare la sua illusione”: “il tempo non è affatto prezioso perché è solo una illusione. Ciò che ritieni tanto importante non è il tempo, ma l’unico punto che ne sta al di fuori: l’adesso. Più ti focalizzi sul tempo (passato e futuro), più ti perdi l’Adesso, la cosa più preziosa che c’è”. La filosofia tanto complessa quanto illuminante di Eckhart non può sicuramente essere spiegata in poche righe ma credo che in queste parole ci sia il seme di una grande verità: continuando a vagheggiare la prossima vacanza o a santificare la precedente correremo solo un rischio: quello di non scommettere sulle potenzialità di quello che può succedere oggi e che con arguzia e impegno concimano la base per il nostro meraviglioso futuro!



Dott.ssa Viviana De Pace, Ginecologa
Dott.ssa Floriana Maraglino, Life Coach


lunedì 27 giugno 2016

Carpe diem l'importanza di seguire le proprie passioni


"Cogli l'attimo, cogli la rosa quando è  il momento! Rendi straordinaria la tua vita" è  un  bellissimo augurio che un professore di lettere interpretato da Robin Williams dedica ai suoi alunni nel film "L'attimo fuggente"
Un insegnante incoraggia i giovani a perseguire i propri  sogni camminando a testa alta anche "sotto la tempesta ".
Nei colloqui di lavoro, ad un appuntamento  galante o quando chiacchieriamo con una persona  appena  conosciuta, cos'è  che ci descrive  veramente? La nostra piccola grande passione.
Ognuno nasce con un talento e matura abilità e competenze nel corso della propria vita.
Che sia diventare una ballerina, un calciatore, un giornalista, un dottore,  un insegnante, che sia aprirsi un'attività, far parte di un'associazione,  scrivere poesie, ogni sogno ha il diritto di essere inseguito e realizzato.
La crisi sociale ed economica  che viviamo non può  non scoraggiare, ma conoscere i dati di realtà  è  utile per organizzarci ed attrezzarci. Tutti gli obiettivi  richiedono sforzo, impegno, pazienza, cadute e ostacoli da superare!
Tuttavia affrontiamo con più  forza ed energie le sfide quando lottiamo per qualcosa che ci da' un'emozione, che ci fa brillare gli occhi! E se qualcuno  ci dice che non siamo abbastanza,  che siamo dei folli a non arrenderci , che non ce la faremo mai,  ricordiamoci che Einstein  è stato  rimandato in matematica.  Certo se qualcuno crede in noi e ci da' un'occasione  siamo avvantaggiati, se qualcuno  ci sostiene  siamo a metà strada, ma noi dobbiamo essere i primi tifosi di noi stessi.

Fare temporaneamente  un lavoro  che non ci piace per raggiungere un'indipendendenza economica, per mettere i soldi da parte a volte è necessario.
Saremo in grado di tollerare le frustrazioni  se in ballo c'è  qualcosa di più eccitante, che rispecchia  i nostri ideali! Coltivare le nostre passioni ci rende vivi, ci fa battere il cuore, tremare le mani e ci da' un'adrenalina indescrivibile. . Tutti siamo nati per lasciare un segno! Nessuno merita di aver rimpianti! Se siamo dei musicisti non dobbiamo smettere di suonare anche se per farlo dovremo perdere il sonno. Per segnare il calcio di rigore della nostra vita dobbiamo  avere coraggio. . Essere abbastanza idealisti per sperare e abbastanza realisti per realizzarci.. non è  necessario ballare alla Scala, cantare all'Arena di Verona, diventare insegnante di una scuola pubblica! Se facciamo ciò che ci piace, possiamo recitare nel teatro del nostro paese, allenare la squadra del nostro quartiere e così  via. Non è  mai troppo tardi per essere noi stessi! Rombocchiamoci le maniche! Cogliamo l'attimo! La vita è  troppo preziosa!

"È  il tempo che hai perduto  per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così  importante "
     Il piccolo principe

Dr.ssa Antonella Chibelli, Psicologa

mercoledì 15 giugno 2016

Ho camminato sul fuoco!

Questo fine settimana ho partecipato ad un incontro di crescita personale e fra le varie esperienze ho provato il fire walking: durante un rito notturno ho camminato sui carboni ardenti!!
Non solo non mi sono ustionata, ma mi ha colpito il significato metaforico di questa impresa:
Il rito inizia e siamo 60 donne in cerchio attorno ad una distesa di due metri di carboni che brillano di arancio e hanno l’aria di essere molto caldi e la prima cosa che ti viene da pensare è che siamo tutte matte.
 Poi vedi le più esperte, che sono magari alla seconda esperienza, che si buttano coraggiose e camminano per due metri sorridenti, senza smorfie di dolore e senza neanche accelerare il passo.
Ho dato per scontato che abbiano avuto altre esperienze, perché va bene il coraggio, ma dubito che se non lo vedi fare prima a qualcun altro ti lanci tranquilla su una brace di due metri.
Comunque a quel punto ti scatta qualcosa dentro e pensi: se lo fanno loro posso farlo anch’io e allora ti butti anche tu  e scopri che lo puoi fare e che non ti stai ustionando e che probabilmente sopravvivrai senza postumi  alla prova.
Ora è sempre possibile che io abbia frainteso tutto e poi ognuno è libero di imparare dalla stessa esperienza qualcosa di diverso, ma la mia interpretazione è questa: pensi che una cosa sia impossibile poi vedi altri che ce la fanno e pensi che puoi farcela anche tu e improvvisamente l’impossibile diventa possibile. Ti accorgi a quel punto che quello che ti bloccava era solo a livello mentale.
 Nella vita reale invece se abbiamo un progetto o, se vogliamo chiamarlo con il suo vero nome, se abbiamo un sogno a chi possiamo ispirarci? Basterebbe accorgersi dei modelli positivi che esistono per pensare di potercela fare anche noi. Basterebbe se i Media e il pessimismo dilagante non remassero contro!!
 La televisione non fa che terrorizzarci sul fatto che converrebbe anche evitare di respirare poiché siamo recessione, accontentati se qualcuno ti assume con gli stipendi al minimo storico e sii grato anche se si tratta di un lavoro che odi. E dal punto di vista storico non c’è dubbio che seguire le proprie aspirazioni sia un dilemma di questo secolo perché il lavoro è sempre stato principalmente qualcosa che serviva a portarti il pane a casa.
 Se mi guardo intorno però mi rendo conto che non è facile abbandonare le poche certezze che hai per buttarti su una prospettiva di realizzazione personale. Non conosco praticamente nessuno in questo momento che sta dimostrando questo coraggio. Ed è ovvio che ha quel punto pensi che ci sarà pure un motivo, che non è solo questione di un blocco mentale generalizzato, che forse la pazza sei tu, o forse no?
E’ ovvio che dopo che raccogli il coraggio e ti butti nel sogno devi poi focalizzarti su impegno e costanza per farlo funzionare, ma magari esiste un esercizio del genere del  fire walking anche per questo ;-))
Dr.ssa Viviana de Pace, ginecologa

mercoledì 1 giugno 2016

Essere felice con l'Ho'oponopono

Ho’oponopono  è un’antica arte hawaiana di risoluzione dei problemi. Consiste nel prenderci al 100 per cento la responsabilità degli eventi della nostra vita e vederli come opportunità per riconoscere i nostri condizionamenti sociali.
Il principio è questo:
Durante la nostra giornata in base alla situazioni che si presentano ci capita di decidere, agire o sentire emozioni. Ci adattiamo alle circostanze esterne e crediamo che questo sia quello che siamo e  in questo modo lasciamo che ciò che possediamo, le circostanze egli input esterni definiscano la nostra identità.
In realtà le situazioni non sono mai quello che pensiamo che siano. Quando discuti a proposito di qualcosa che sta accadendo in quel momento renditi conto che ciò che si ripete sono i tuoi ricordi e la tua reazione non ha niente a che fare con il momento presente.
Non pensiamo partendo da una tabula rasa, liberi da preconcetti, condizionamenti, paure e giudizi.
Ogni cosa che pensiamo si basa sui nostri ricordi, sulla nostra programmazione. Quando eravamo bambini abbiamo sentito e visto determinate cose. Magari gli altri hanno fatto o detto qualcosa, e basandoci su quelle esperienze abbiamo preso delle decisioni.
A un certo punto abbiamo cominciato a credere che la realtà fosse in un certo modo e l’abbiamo resa così. Siamo rimasti intrappolati in questo circolo vizioso di riproduzione perpetua di ciò che credevamo.
Siamo molto attaccati alle nostre opinioni ma non ci rendiamo conto delle milioni di credenze che possediamo, e molte di queste sono in conflitto tra loro.
Noi tendiamo ad analizzare tutto attraverso dei filtri. Questi filtri sono i nostri attaccamenti, le nostre credenze e le nostre paure.
Non vediamo la realtà, piuttosto, ciò che i nostri filtri ci permettono di percepire.
Il peggio è che, in base alla legge di attrazione, non incontriamo nulla se non eventi e persone che ci assicurano che la nostra visione è giusta e che siamo vittime delle circostanze. Siamo intrappolati in un circolo vizioso.
Come ha detto Albert Einstein: “Follia è continuare a fare sempre la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso”
Puoi osservare gli eventi che accadono nella tua vita e prenderti la responsabilità di averli creati dicendo: “ Mi dispiace, per favore perdonami per qualunque cosa in me abbia creato questo”. Prendendo consapevolezza della credenza che l’ha creato te ne libererai e con essa svaniranno anche le emozioni negative che vi sono collegate.
Questo ti permetterà di sentirti più libero, meno condizionato e più consapevole di te stesso.
Tratto dal libro: Scegli la felicità con Ho’oponopono di Mabel Katz.
Dr.ssa Viviana De Pace, ginecologa

lunedì 23 maggio 2016

L'importanza dell'attività fisica in gravidanza


Una qualsiasi attività finalizzata a “far muovere” il corpo è utilissima perché è un’occasione
per conoscere o riconoscere le proprie potenzialità e i propri limiti. Si partorisce col corpo,
si allatta col corpo, il corpo è una grande risorsa, quindi è molto importante conoscerlo,
averne consapevolezza e curarlo.
E' spesso grazie al lavoro corporeo che la donna scopre dentro di sé quella grande forza e
potenza, quel sapere profondo che è l'ingrediente essenziale per vivere la maternità come
esperienza di crescita e appagamento.
Allontanando le tensioni corporee si attenuano notevolmente anche quelle emotive;
l'autostima aumenta, la mamma si sente “competente”, ha fiducia nelle sue risorse
endogene e “magicamente” si placa il turbinio di condizionamenti negativi che la circonda.
Le evidenze scientifiche hanno dimostrato con chiare prove di efficacia l'importanza del
movimento in gravidanza ai fini del benessere materno-fetale.



LE TECNICHE CORPOREE
- STRETCHING: è una ginnastica dolce studiata per favorire l'allungamento e il
rilassamento dei muscoli di tutto il corpo. La sua pratica rende le articolazioni e i
muscoli più elastici, morbidi e mobili favorendo un travaglio meno doloroso e più
veloce. La donna si scopre forte e fiduciosa del suo corpo. Ciò risveglia in lei
l'istintualità dalla quale si farà guidare durante il travaglio e il parto. E' consigliabile
iniziare la pratica già dal quarto mese.
- YOGA PRENATALE: da questa millenaria disciplina indiana derivano molte
tecniche attualmente in uso nella preparazione al parto, come lo stretching,
l'eutonia, l'ipnosi, il R.A.T. In gravidanza lo yoga permette di stabilire un contatto
profondo con se stesse attraverso movimento, respirazione e visualizzazioni. Alcuni
esercizi abituano il perineo a distendersi e a favorire la discesa del bambino nel
canale da parto. Durante il travaglio e parto lo yoga favorisce l'abbandono, la
distensione, l'apertura. Tra una contrazione e l'altra la donna ritrova forza, equilibrio
ed armonia interiore. Anche lo yoga è bene iniziarlo dal secondo trimestre.
- TAI JI: pratica di origine cinese si presenta come una sorta di danza al rallentatore.
Si impara una semplice sequenza di movimenti fluidi, lenti e armoniosi che
richiamano gli elementi della natura. Definita anche meditazione in movimento,
aiuta a ritrovare calma e rilassamento, a sciogliere le articolazioni e ad alleviare le
tensioni. Spesso la coreografia è accompagnata da musiche piacevoli e
rasserenanti. Durante il travaglio, nelle pause tra una contrazione e l'altra, i
movimenti del tai ji riequilibrano l'energia, portano serenità e pace interiore. In
gravidanza può essere praticato in qualsiasi epoca gestazionale.
- DANZA DEL VENTRE: potente danza medio-orientale che coinvolge tutto il corpo e
ne migliora il portamento e la postura alternando movimenti morbidi e lenti a
movimenti scattanti e secchi. E' la danza della mobilità del bacino per eccellenza
poiché sollecita vigorosamente l'area pelvica, tonifica il pavimento pelvico, potenzia
gli addominali, gli adduttori e i glutei. Migliora l'immagine di sé. Durante il travaglio e
il parto i movimenti di questa danza aumentano il diametro pelvico, favoriscono i
movimenti di rotazione e flessione fetale e la fase espulsiva. Da iniziare nel
secondo trimestre.
- DANZA CREATIVA: le donne sono libere di danzare seguendo in modo autonomo
e creativo quel che certe parole, musiche o immagini evocano in loro. La danza
creativa risveglia l'istintualità, la fluidità, la flessibilità, qualità essenziali per vivere
con serenità i cambiamenti globali che la maternità comporta. Fisicamente la danza
provoca una sorta di massaggio interno che lavora sul sistema linfatico, migliora la
circolazione, scioglie le tensioni muscolari e della colonna, rende elastico il bacino.
Si può danzare in qualsiasi epoca gestazionale.
- MOVIMENTO IN ACQUA: a chi ama questo elemento il movimento in acqua a
33/34° dona un grande benessere generale dovuto al rilascio di endorfine che
l'acqua favorisce. Le articolazioni trovano grande sollievo alleviate della riduzione
notevole del peso corporeo. L'acqua migliora il ritorno venoso, riduce l'edema degli
arti inferiori, stimola la funzione di evacuazione, stimola un buon tono
cardiovascolare, migliora la capacità respiratoria. Da iniziare in qualsiasi epoca
gestazionale.
- PILATES: metodo nato in Germania il secolo scorso, propone esercizi che si
concentrano sul baricentro della donna, il quale durante la gravidanza tende a
spostarsi in avanti a causa del peso del pancione, provocando forti dolori alla
schiena; i movimenti suggeriti dal pilates servono a sciogliere i muscoli del dorso, a
rafforzare quelli del perineo e insegnano a respirare in modo corretto.
In genere, le lezioni di pilates in gravidanza iniziano dopo il primo trimestre e
possono continuare per tutta la durata della gestazione.

Dott.ssa Monica Dal Molin, Educatrice Prenatale

martedì 10 maggio 2016

Alimentazione e sindrome premestruale

La sindrome premestruale è una condizione tipica di tutte le donne in età fertile e si avverte da 7 a 15 giorni prima l’arrivo del ciclo mestruale stesso. I sintomi sono vari e cambiano da donna a donna, possiamo avere acne, ansia, bassi livelli di energia, tensione, irritabilità, depressione, modificazioni del desiderio sessuale e cambiamenti repentini di umore.
Ovviamente alla base di tutto questo vi è la produzione ormonale che a partire da 5-10 giorni prima dell’arrivo delle mestruazioni vede una diminuzione dei livelli di progesterone con un aumento di estrogeni responsabili degli sbalzi di umore.
I consigli alimentari per combattere o perlomeno attenuare questi sintomi sono innanzi tutto ridurre il consumo di prodotti animali e prediligere le verdure, le donne vegetariane rispetto a quelle onnivore espellono con le feci circa il 50% in più di estrogeni e si pensa che questo sia dovuto al consumo massivo di fibre.  Inoltre i fitoestrogeni presenti nei vegetali contribuiscono a un riequilibrio quando nella fase premestruale sono alti gli estrogeni.






 Per assicurare un buon apporto di fitoestrogeni in tale fase bisogna aumentare il consumo di soia che ne contiene livelli alti e unire a questa il consumo di altri legumi e verdure a foglia scura in quanto contengono la vit B6 che ha anch essa effetti positivi sul metabolismo degli estrogeni. Molti studi hanno dimostrato che supplementi di Vit B6 in questo periodo riduce notevolmente i sintomi nel 83% delle donne trattate.
Infine un’integrazione naturale può essere fatta con l’estratto di Agnocasto, preso al mattino per diversi mesi sembra ridurrei sintomi della fase premestruale.

Dr.ssa Rosa Corigliano, biologo nutrizionista

venerdì 6 maggio 2016

IL POTERE DELLA COMPRENSIONE PER VIVERE BENE

La vita ci pone continuamente davanti a delle sfide e a delle difficoltà, ma quando ci sentiamo affaticati, tristi, arrabbiati esiste una medicina efficace, a mio parere la più efficace e si chiama COMPRENSIONE.
Quando vediamo qualcuno star male, il nostro istinto, spesso, ci spinge a fornire buoni consigli o a spronare la persona con l’obiettivo di farla reagire. In realtà, possiamo aver a disposizione tutte le soluzioni del mondo, ma se il bisogno non viene accolto, l’incomprensione può solo far più sprofondare nella sofferenza. Un amico, un fidanzato/a, un genitore non possono vivere la nostra esperienza, ma possono avvicinarsi al dolore e aiutare ad esprimerlo e a condividerlo. Questo non significa abbandonarsi agli altri, dipendere dal loro sostegno dimenticando le proprie capacità. Semplicemente ci sono momenti in cui le nostre ali hanno bisogno di essere curate, perché solo in questo modo ci permetteranno di volare più in alto e con più forza.
Non è facile trovare persone che possano capirci, ma accade. Le esperienze negative spesso creano sfiducia negli altri, ma bisogna star attenti e non correre il rischio di chiudersi. Nel “Piccolo Principe” Antoine de Saint-Exupery ci insegna che “Non dobbiamo odiare tutte le rose, perché una spina ci ha punto”. Dare una seconda possibilità alla vita, accettare il passato e impegnarsi per costruire il futuro sono tappe necessarie per raggiungere la meta “felicità”.




Incontrare una persona che ci sussurra con il cuore “Io ti capisco, non vivo la tua vita, ma posso immaginare quello che stai provando, avrai delle ragioni per comportarti così anche se magari non condivido il tuo comportamento”, fa la differenza e ha un enorme potere terapeutico. Se si tratta di una persona significativa per la propria vita, acquista ancora più valore, ma se si tratta di una conoscenza è altrettanto speciale quello che accade. Vivere la bellissima ed entusiasmante esperienza del sentirsi capiti è il primo passo verso il cambiamento. Solo se ci rassereniamo, possiamo metterci in gioco e scoprire cosa far in prima persona per migliorare la nostra vita. Noi siamo i conducenti della nostra automobile, ma il viaggio è più affascinante se siamo accompagnati da passeggeri che condividono con noi strade a volte tortuose.
“Non sottovalutiamo l’efficacia di un sorriso, di una parola gentile, di una carezza, di un abbraccio”. È importante scorgere ciò che c’è dietro ai comportamenti, non accontentarsi dell’apparenza. Se proprio non ci sentiamo capiti, diamo noi l’esempio! A volte l’esempio è più efficace di mille parole.
Capire ed essere capiti non è facile, ma è un allenamento quotidiano, che può consentire di vivere più in armonia con se stessi e con gli altri.

Dott.ssa Antonella Chibelli, psicologa